Paura di essere se stessi: perchè è tanto diffusa?

Perché vogliamo sentirci più vivi e sentire di più ma ne abbiamo paura?

Perché sentirci significa mettersi in contatto con le proprie paure, debolezze, angosce, ansie, tristezza. Ci si vuole aprire ma si ha paura di non essere accettati, di non essere amati, di sentirsi inadeguati e ciò costringe a nascondere i veri sentimenti e ad adattarsi a ciò che gli altri si aspettano da noi. Per paura di essere se stessi l’uomo di oggi reprime le sue sensazioni:

  • usa la volontà per superare le proprie debolezze, le paure;
  • si affaccenda per non sentire se stesso;
  • usa droghe o alcool per non percepire il proprio essere;
  • supera la paura reprimendo le sensazioni;
  • cerca la propria identità o con il lavoro o l’esercizio fisico: adatta il corpo all’immagine che desidera creare, gonfia il petto o tira indietro le spalle per sentirsi più virile;
  • segue il mito della nostra società che è fare di più e sentire di meno ed essere una persona calma, che agisce senza emozionarsi;
  • acquista libri su come migliorare se stesso o su come fare certe cose (tali libri sono destinati a fallire perché essere una persona non è fare qualcosa ma prendersi il tempo per sentire e respirare);
  • persegue come valori il successo (inteso come ricchezze) e il potere (inteso come fare) a scapito però di un impoverimento della vita interiore;
  • interpreta un ruolo e si nasconde dietro a una facciata perché crede che il suo io autentico non possa essere accettato: non riesce poi ad abbandonare tale maschera perché  è diventata una seconda natura e ha dimenticato la sua vera natura.

Ecco descritto il conflitto dell’uomo moderno: la parte razionale di sé lotta contro la sua parte emotiva e cerca di controllare le emozioni, di sottomettere il corpo e di superare ansie e angosce. Usa la volontà per superare gli ostacoli interni  che bloccano la realizzazione dei propri ideali. Tale conflitto esaurisce le energie della persona e distrugge la sua pace mentale perché lotta tra quello che è e quello che crede di essere.

Non si può vincere la lotta perché non si può lottare contro una parte di se stessi: reprimere una sensazione non provoca la sua scomparsa ma la spinge più in profondità. Reprimendo le proprie sensazioni o si diventa fobici perché ci si ritira e si rinuncia ad affermare se stessi per paura di un rifiuto o  si diventa aggressivi per nascondere le  proprie paure. Ma se ci ritiriamo in se stessi o aggrediamo gli altri saranno i nostri corpi a manifestare le proprie paure attraverso atteggiamenti di chiusura e di rigidità.

La lotta termina quando si accetta di essere quello che si è. Per essere una persona si deve imparare a lasciare il flusso delle sensazioni e darci il tempo per respirare e sentire. Ogni sensazione è percezione di sé: negare o reprimere una sensazione limita e indebolisce il sé. L’essere si identifica con le sensazioni, il fare invece non implica né determinate sensazioni anzi può inibirlo o bloccarlo: “il fare è come mettersi un vestito che può adornare il corpo ma non può sostituirlo” (Lowen, 1980). L’essere richiede tempo per sentire e per respirare: per essere persona non è importante ciò che si fa, ma come si fa prestando attenzione al processo e non solo al risultato.

BIBLIOGRAFIA

  • Lowen A. – “Paura di vivere” – Edizione Astrolabio, 1980.

Autore: Dott.ssa Erica Di Leone - Psicologo (Psicologa), Psicoterapeuta

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